Consapevolezza del ruolo e senso di responsabilità in immagini e parole

Cosa hanno in comune le parole di Papa Francesco e la fotografia di Sergio Mattarella?

L’editoriale di questa settimana voglio dedicarlo a due eventi tra loro non collegati, ma fortemente emblematici per il significato profondo che entrambi esprimono.

Il primo evento è rappresentato da una fotografia che ha fatto il giro del web. Una fotografia che in un Paese normale forse non avrebbe ricevuto nemmeno tanta attenzione, ma che in Italia, diversamente, ha assunto in grande significato. Mi riferisco alla fotografia di Sergio Mattarella seduto su una sedia con la mascherina che aspetta insieme ad altre persone il proprio turno per ricevere il vaccino. La fotografia non richiede alcun commento e esprime tutta la forza di quell’articolo 3 della nostra Costituzione nel quale si afferma il principio di eguaglianza.

Il secondo evento riguarda l’uscita nelle librerie martedì 16 marzo 2021 di un libro la cui diffusione spero possa avvenire nella maniera più amplia possibile. Il libro a cui mi riferisco è la conversazione tra Papa Francesco e il giornalista e scrittore Domenico Agasso: “Dio e il mondo che verrà” edito da Edizioni Piemme-Lev. Nel libro vengono trattati numerosi temi legati all’attualità e alla pandemia con uno sguardo attento verso il futuro. Futuro per il quale Papa Francesco lancia a tutti noi un monito:

Teniamo tutti bene a mente che c’è qualcosa di peggio di questa crisi: il dramma di sprecarla. Da una crisi non si esce uguali: o usciamo migliori o usciamo peggiori.

Le parole di Papa Francesco al pari della foto di Sergio Mattarella non hanno bisogno di essere commentate e sono come sempre chiare e dirette: sono parole che devono farci comprendere l’importanza di prendere sempre più sul serio noi stessi e le responsabilità che tutti noi abbiamo verso gli altri e, in un momento di grande crisi come quello che stiamo attraversando, verso le generazioni future.

Non voglio dilungarmi in riflessioni che possono apparire banali e noiose. Solo una domanda: cosa hanno in comune le parole di Papa Francesco e la fotografia di Sergio Mattarella?

Dal mio punto di vista la fotografia di Sergio Mattarella e le parole di Papa Francesco hanno in comune il richiamo alla “consapevolezza di ruolo” che ognuno di noi deve sapere di avere sul Pianeta che abita. Un ruolo non dettato dal titolo di studio, dalla posizione sociale, dall’istituzione che rappresenta, dal lavoro che svolge, ma un ruolo inteso come parte integrante di una comunità ormai globale dal cui comportamento scaturiscono effetti per gli altri e per le generazioni future. Alla consapevolezza di ruolo si deve allora aggiungere il senso di responsabilità con cui ognuno di noi deve interpretarlo. Una responsabilità che spesso ci deve richiamare ai valori fondamentali del rispetto dell’altro. La consapevolezza di ruolo e il senso di responsabilità assumono oggi ancora maggiore importanza: oggi che luoghi lontani sono in verità molto vicini; oggi che la dimensione temporale è sempre più dinamica.

La fotografia di Sergio Mattarella e le parole di Papa Francesco sono un invito a non essere meri spettatori, ma a diventare attori e promotori del cambiamento. Un cambiamento che per qualcuno può significare fare, agire, urlare, affermare, mentre per altri può significare semplicemente interpretare in maniera sobria e rigorosa il proprio ruolo forte dell’appartenenza alla comunità globale che popola il Pianeta.

La fotografia di Sergio Mattarella e le parole di Papa Francesco sono tra loro anche apparentemente “stonate”: da un lato la forza del silenzio e dell’immagine. Un’immagine che esprime giustizia, equità, eguaglianza e che stride moltissimo con tanti eventi che purtroppo da troppo tempo ci siamo abituati a leggere sulle cronache dei giornali. Dall’altro lato parole forti, chiare che ci invitano a risvegliarci, a rimuovere le ingiustizie sociali e economiche, a rimuovere le emarginazioni, ad aprirci agli altri, a non costruire muri o barriere, a smettere di creare discriminazione e povertà, a riconciliarci con noi stessi e con il Pianeta e a mettere al centro dei nuovi modelli di sviluppo sociale e economico la donna in grado, come afferma Papa Francesco, di rendere il mondo bello e i contesti più inclusivi.

Non si può non rilevare quanto nel quotidiano siamo lontani sia dalla fotografia del nostro Presidente della Repubblica e sia dalle parole visionare del Pontefice. Certo è che il Covid19 non ci può lasciare indifferenti e forse proprio da queste parole e da questa immagine possiamo imparare e partire: ognuno per il piccolo pezzettino che nella dimensione spazio-tempo del mondo lo riguarda.

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