The border inside the border – L’arrivo in Polonia

Dall’estate inizio a sentire notizie riguardo a problematiche nate al confine dell’Europa (Polonia, Lettonia , Lituania) con la Bielorussia. Dopo essermi informata, decido di interessarmi ancora di più alla vicenda. Ho contattato così un’attivista, Ala, giovane donna polacca che nel mese scorso è scesa in campo per fronteggiare, secondo le proprie possibilità, la crisi umanitaria in atto.

“Where is the rest of the world, Ala?                                                                   

                                              Nobody sees nobody knows”

Quando ho iniziato ad interagire con Ala, ho capito che non ero per niente informata. Sapevo troppo poco, forse non per colpa mia. Le televisioni, i mass media in generale ci bombardano ogni giorno di notizie che rimangono fini a sé stesse: non vengono sviscerate, non fanno trasparire realmente ciò che le persone stanno vivendo. Certo, le televisioni parlano della “crisi al confine”, di “migranti ammassati in difficoltà sul confine polacco”, ma vi posso assicurare che dopo la testimonianza di Ala, ho capito che vengono raccontate briciole di quanto succede veramente.

I mass media raccontano le news che devono essere flash, perché le persone corrono, non hanno tempo di fermarsi e di ascoltare; le notizie devono viaggiare più veloci di loro, con i pro e i contro del caso.

Io comunque ho provato a fermarmi, ad ascoltare.

“In Polonia abbiamo un governo di destra e di destra sono, quindi, tutta una serie di politiche legate all’immigrazione. Il nostro sistema giuridico è molto diviso: alcune soluzioni legali vengono discusse nella notte e applicate immediatamente dal giorno a seguire. A partire da agosto in circa trenta giorni è successo che tutta una serie di villaggi al confine sono stati dichiarati “in stato di emergenza”. Se le guardie scoprono che una persona non autorizzata è entrata in questa zona, la arrestano. Solo i residenti e la polizia possono spostarsi liberamente.”

Ovviamente tutti i villaggi in questione sono vicini al confine con la Bielorussia.” 

La cartina sopra mostra una parte della Polonia dichiarata in stato di emergenza. Le zone “rosse” sono quelle zone della Polonia in cui non è possibile girare liberamente. Per questo parlo di confine dentro il confine: un ostacolo per chi vuole recarsi nei luoghi in difficoltà per portare aiuti, viveri e contribuire anche solo testimoniando e raccontando la testimonianza di chi si trova ad affrontare questa situazione così complessa e dolorosa.

“Se sei un giornalista o semplicemente una persona che vuole aiutare, non puoi entrare. Di conseguenza anche gli aiuti umanitari sono molto scarsi, compresi quelli della Croce Rossa internazionale. Solo i residenti e la polizia possono superare il confine rosso. Coloro che risiedono in questi villaggi possono spostarti liberamente anche se, nei loro spostamenti, sono circondati e osservati da militari armati che confermano la loro residenza ed identità.”

First step: no one goes on

Le persone come me, che vogliono aiutare, possono arrivare il più vicino possibile a quello che è il nostro confine e agire nelle zone circostanti a quelle in cui non è possibile accedere. Ti racconterò più avanti a mia esperienza Valentina: sono arrivata talmente vicina ai villaggi che avevo molta paura della polizia, per quanto io sia polacca e non abbia niente di cui preoccuparmi.

Le persone che abitano in questi villaggi stanno aiutando il più possibile, ma dopo un periodo emergenziale che inizia ad essere abbastanza prolungato – se pensi che si prolunga già da cinque mesi-  sono esauste. Parliamo di persone che hanno il proprio lavoro e i propri impegni e si recano nei boschi di notte o la mattina presto per aiutare i  migranti che nella notte vagano senza alcuna protezione e meta.”

“Eileen compie 4 anni oggi. Stasera è stata separata dai suoi genitori, che sono stati respinti dalla parte bielorussa. Insieme alla gente del posto la stiamo cercando. Il termometro mostra -12 gradi1.”

Nei boschi, esattamente.

Le zone della Polonia al confine con la Bielorussia e parte della Bielorussia, sono caratterizzate da grandi boschi. Questi boschi sono molto pericolosi e selvaggi, sono popolati da animali selvatici. Ci sono paludi e altri fenomeni che possono mettere in pericolo la vita delle persone che si trovano ad attraversarli. Questo per non dire che siamo in inverno e le temperature notturne possono assiderare le persone. 

Secondo step: making the pushback 

20 agosto 2021: il Ministro polacco degli Affari Interni e dell’Amministrazione emette un atto di esecuzione che “legalizza” le espulsioni. Secondo il nuovo regolamento, le persone che hanno attraversato illegalmente la frontiera polacca devono essere restituite alla frontiera, non sono previste eccezioni per le persone che dichiarano di voler chiedere protezione ai sensi del diritto internazionale2

“Un gruppo di tre donne siriane – rimaste nella foresta per l’ultimo mese e tre giorni, hanno subito quattro espulsioni. Riferiscono di essere state picchiate con manganelli da bielorussi. Una delle donne soffre di ferite alla testa, un’altra di ferite agli occhi3.” 

“Contatto con un uomo dallo Yemen. È in cattive condizioni di salute, sembra rassegnato, era stato picchiato dai bielorussi. Ha pagato qualcuno $ 500 per l’aiuto, ma era una frode.Il giorno dopo, l’uomo dice che sta morendo.Ha la gamba rotta e sta vomitando. Chiede un’ambulanza che arriva verso le 9 e lo porta all’ospedale. Lì è visitato da un avvocato e un interprete. La sua domanda di protezione internazionale viene presentata tramite il portale governativo ePUAP. Lo stesso giorno, intorno alle 20, l’uomo viene dimesso dall’ospedale, portato dalle guardie di frontiera nella foresta e spinto indietro in Bielorussia. Il 28 ottobre era stato catturato in Polonia altre due volte e spinto indietro oltre il confine.” 

Il respingimento in termini molto crudi possiamo definirlo come: “buttare di nuovo le persone nei boschi, prima del proprio confine” . È fenomeno molto simile a quanto succede da tempo nei territori tra la Grecia e la Turchia e quelli che dividono la Croazia dalla la Serbia. Giungono anche da queste zone dolorose notizie: poco tempo fa è arrivata la notizia della morte di un bambino, nel tragitto nel quale la famiglia è stata rispedita in Serbia dalla Croazia4.

Tornando al pushback, alcuni comunque riescono a chiedere asilo. I fortunati in questione, prima di ricevere l’asilo devono portare avanti una serie di procedure che durano all’incirca 18 mesi. In questo periodo non possono né cercare lavoro né muoversi al di fuori dei centri messi a disposizione. Sì, per fortuna hanno un tetto sotto cui stare e del cibo per sopravvivere, ma questo comporta la perdita della loro libertà per circa l’ anno e mezzo a seguire, fino al momento in cui viene accolta la richiesta di asilo. 

Ala mi ha raccontato di un centro di asilo, in cui non è stato permesso ai rifugiati di organizzare il Natale per i propri bambini. Dunque tutta la comunità presso l’asilo ha  deciso di non mangiare, come forma di sciopero5

Comunque, la maggior parte delle persone trovate nei boschi nei pressi del confine con la Polonia, viene rispedita dai militari armati verso la Bielorussia. In Bielorussia, succede esattamente la stessa cosa. Molte persone sono state dirette verso Minsk la capitale della Bielorussia, per essere rispedite in Siria e Afghanistan.

“ Solo chi ha con sé dei documenti e fogli legali e li consegna alle guardie, ha qualche possibilità di oltrepassare il confine. Per avere qualche possibilità in più, bisogna avere anche una copia di questi documenti, che spesso spariscono. Chi ha questi fogli, viene scortato proprio dalle guardie polacche e se le carte di viaggio non sono considerate regolari, il malcapitato viene rispedito in mezzo al bosco.

Le persone residenti nel confine spesso hanno portato, di nascosto, persone dai boschi presso le proprie abitazioni. Le medicano perché arrivano in condizioni molto gravi. Ci sono un po’ di NGO munite di ambulanze e staff medico che aspettano al limite della zona in cui gli è concesso stare. 

Anche gli ospedali sono teoricamente muniti di ambulanze. Tuttavia, se sei residente nei villaggi al confine e chiami un’ambulanza dell’ospedale, spesso non arriva nessuno. Se compare qualche ambulanza, è molto difficile che carichi su i migranti: non molti vengono portati in ospedale ma vengono lasciati ammalati nei boschi.

I poveretti che invece sono in fin di vita e che vengono portati in ospedale, quando stanno meglio vengono rispediti nei boschi, di nuovo . Forse questo è ancora peggio, perché tantissime persone vengono separate dalla propria famiglia.”

Accade che molti genitori vengono separati dai figli e le cure mediche vengono concesse in circostanze molto rare. I soggetti più fragili sono sicuramente donne che portano avanti una gravidanza, che spesso perdono i loro bambini6

Il governo polacco sta cercando di mettere comunque a disposizione una serie di grandi macchine come quelle della croce rossa per girare nella zona dei boschi. Tuttavia Lukašenko, dopo la strumentalizzazione dei migranti posta in essere, non ha consentito l’accesso di queste in Bielorussia per trasportare le persone verso allestimenti medici. Gli aiuti umanitari non possono entrare in Bielorussia ma al contempo molti aiuti umanitari non possono entrare in Polonia dentro i villaggi del confine.

In uno stato definito “democratico” i giornalisti e gli aiuti medici non possono arrivare al confine. In uno stato democratico chiedere asilo non dovrebbe essere così difficile.

Dove è il resto del mondo di fronte a questi provvedimenti disumani, Ala? 

“Nobody sees and nobody knows.”

 La foto rappresenta una delle tante strade in cui iniziano i territori emergenziali in cui non è possibile accedere. Il nome del villaggio “Krynki” e al di sotto un altro cartello con scritto “Obszar objęty stanem wyjatkowym” ossia ZONA SOGGETTA A STATO DI EMERGENZA.

Noi ci fermiamo qui, al nostro confine.

Fotografo: Karol Grygoruk

Fonte: Report Groupa Granica

1Fonte pagina Facebook dell’ Organizzazione comunitaria Fundacja Ocalenie

2Qui di seguito un report impeccabile di una ONG polacca riguardo agli accadimenti, testimonianze e vicende che si susseguono dall’inizio dell’emergenza. https://grupagranica.pl/files/Grupa-Granica-Report-Humanitarian-crisis-at-the-Polish-Belarusian-border.pdf?fbclid=IwAR2iLSrpWeOJby74D5YmhUyUyvo_vgrhjKsKqJWo03YfKI8XtnqVn1-sysU

3fonte ufficiale di queste due testimonianze è la ONG Grupa Granica nel report il cui link è sopra menzionato.

4https://peoplesdispatch.org/2021/11/22/european-court-of-human-rights-holds-croatian-authorities-responsible-for-death-of-migrant-child/

5https://www.newsweek.pl/polska/spoleczenstwo/strajk-glodowy-irakijczykow-w-zamknietym-osrodku-w-bialej-podlaskiej/36jd1qk

6https://www.reuters.com/world/europe/unborn-child-kurdish-migrant-buried-polish-tatar-cemetery-2021-11-23/

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