Oskar Schindler, un eroe moderno

Oskar Schindler è un eroe moderno, quasi un anti-eroe, che nonostante le apparenze e un passato da uomo d’affari senza scrupoli, è principalmente noto per aver salvato le vite di più di 1,200 ebrei sulla tratta che li avrebbe portati ad Auschwitz.

Uno dei principali topic narrativi, che si parli di fiction o di fatti reali, è la contrapposizione tra bene e male. Un tempo questa distinzione era netta anche nel modo in cui un eroe veniva rappresentato in contrapposizione al nemico e alle forze del male (la luce contro le tenebre e così via). È una tendenza relativamente recente quella di mischiare i ruoli e le caratteristiche tipiche di bene e male per creare personaggi con più sfaccettature e, anche se con una morale dubbia, capaci di compiere gesti eroici di proporzioni inimmaginabili. In questo senso Oskar Schindler è un eroe moderno, quasi un anti-eroe, che nonostante le apparenze e un passato da uomo d’affari senza scrupoli, è principalmente noto per aver salvato le vite di più di 1,200 ebrei sulla tratta che li avrebbe portati ad Auschwitz, il più grande campo di concentramento nazista, durante l’Olocausto. La sua storia ha fatto il giro del mondo grazie al racconto di Thomas Keneally che scrisse nel 1983 Schindler’s List, poi ripreso per il pluripremiato film diretto da Steven Spielberg con protagonista, nei panni dello stesso Schindler, Liam Neeson.

Schindler oggi è noto per le sue gesta eroiche, ma meno persone forse sanno che egli faceva parte del partito nazista e che ha usato proprio questa sua posizione e i vantaggi da essa derivati per salvare le centinaia di persone condannate ad un destino crudele. Schindler durante la seconda guerra mondiale era noto per i suoi gusti raffinati e la sua ricchezza, in quanto industriale di successo che costruiva la sua fortuna proprio sugli equipaggiamenti bellici e la manodopera ebraica “acquistata” tramite l’uso di laute tangenti dall’esercito tedesco. Solo molto tempo dopo la fine della guerra si scoprì che l’imprenditore era in realtà un benefattore, che ha permesso a chi lavorava per lui di scampare alla tragedia dell’Olocausto.

Oskar Schindler nasce a Svitavy, nell’odierna Repubblica Ceca, il 28 aprile del 1908. Viene cresciuto in Germania come cattolico e sposa Emilie Pelzl nel 1928 a soli vent’anni, matrimonio seppur infelice in quanto l’uomo avrà due bambini, Emily e Oskar Jr da relazioni extraconiugali. In questi anni il giovane Oskar è assai irrequieto ed intraprendente, si adopera in diverse mansioni ricercando sempre l’avventura e il pericolo, dal quale sembrava attratto. Maneggia con destrezza le auto da corsa e fonda una scuola guida. Serve anche nell’esercito della sua patria.

Nel 1936 Schindler inizia a lavorare con l’esercito tedesco, e tre anni dopo, nel 1939, entra nel partito nazista. Nello stesso anno si trasferisce a Cracovia, in Polonia, seguendo l’invasione tedesca alla ricerca di opportunità di business. Proprio nella città polacca Schindler inizia ad acquistare a basso prezzo delle attività da alcuni cittadini della comunità ebraica locale.

Nel novembre del 1939 compra una società manifatturiera, che trasformerà nella celebre Emalia, luogo di salvezza per più di 1,200 ebrei.

Anche nota come Deutsche Emalwarenfabrik Oskar Schindler, Emalia era l’unica attività nella quale Schindler impiegava ebrei. Come accennato in precedenza, non si trattava di dipendenti salariati ma di forza lavoro al limite della schiavitù, sulla carta, che l’industriale comprava sottraendoli dal ghetto di Cracovia prima che potessero partire per Auschwitz. Nel 1943, quando il ghetto di Cracovia fu definitivamente smantellato, Schindler convinse gli ufficiali nazisti di aver ancora bisogno della manodopera ebrea per produrre supplementi bellici utili alla causa in comune; a volte dovette anche pagare delle laute tangenti per convincerli.

Nel 1943, quando le SS rimisero in azione Plaszow come campo di concentramento, Schindler usò la sua capacità persuasoria per trasformare Emalia in una parte del suddetto campo. Questo salvò molti dalle torture inflitte nei campi. Questi tentativi costarono a Schindler diverse investigazioni, che lo condussero in carcere tre volte. Gli ufficiali tedeschi però non riuscirono a trovare abbastanza prove per incastrarlo e tutte le volte venne rilasciato.

Il partito nazista ricollocò gli ebrei che operavano nella fabbrica Emalia a Plaszow nel 1944. Schindler anche in questo caso riuscì a convincere gli ufficiali di aver bisogno di 1,200 persone per avviare la sua nuova attività in Repubblica Ceca e quindi stilò la celeberrima lista.

La lista è diventata il simbolo dell’eroicità di un oppositore che così salvò intorno agli 800 uomini e 400 donne da morte certa. Alcuni testimoni raccontano di come nel nuovo impianto di Schindler si producessero appositamente apparecchiature difettose per sabotare l’esercito tedesco.

Schindler rimaneva ufficialmente un membro del partito nazista, così, al termine della guerra, dovette riparare in Argentina per non essere processato. Tornò in Germania nel 1958, dove trascorse gli ultimi anni di vita e morì. Nel 1967 l’Ente Nazionale per la Memoria della Shoah lo ha nominato Giusto tra le nazioni, un’onorificenza conferita ai non ebrei che si impegnarono per salvare vite dal massacro: “chi salva una vita salva il mondo intero” – così recita il Talmud, uno dei principali testi sacri dell’ebraismo. La sua tomba si trova a Gerusalemme e compare anche nelle ultime sequenze del film Schindler’s List, dove i veri ebrei da lui salvati, accompagnati dagli attori, vi si recano per deporre un sasso sulla lapide, come da usanza ebraica.

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