L’importanza del 25 aprile per noi che non conosciamo catene

Il 25 aprile si festeggia il giorno simbolico della ritirata dei soldati nazifascisti da Milano e Torino nella primavera del 1945. Un giorno che simboleggia la liberazione dalle forze straniere sul territorio italiano e la conclusione del ventennio fascista italiano. Da quel giorno le parti sociali hanno continuato a combattere ma dai fucili si è passati alle bombe carta, ai manganelli e ai Tweet.

Oggi, passeggiando per il centro di Milano, mi sono imbattuto nel raduno di Piazza Castello dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI). Dal discorso sul palco che ho avuto modo di ascoltare in parte ricordo le seguenti parole: “Quel giorno abbiamo conquistato la libertà resistendo a chi la soffocava e, ancora oggi, dobbiamo celebrare quella conquista e difenderla resistendo alle derive autoritarie che non hanno mai cessato di esistere in Italia, in Europa e all’estero.” Potrebbero non essere le esatte parole ma sono sicuro di non esserci andato tanto lontano.

La lotta deve continuare insomma, non bisogna abbassare la guardia ma soprattutto è necessario celebrare le gesta di chi ci ha consegnato il privilegio di poter scendere in piazza (o su Facebook) e denunciare una causa che abbiamo a cuore esprimendo liberamente il nostro pensiero e trovando nell’associazionismo e nella macchina democratica gli strumenti per conquistare importanti traguardi sociali.

È proprio grazie alle conquiste della resistenza italiana, infatti, che molte lotte sociali sono divenute legge. Oggi come ieri si combatte ancora, in particolare ci sono questioni che stanno polarizzando l’opinione pubblica e, grazie alla resistenza del ‘45, oggi possiamo parlarne, confrontarci e lottare per far sentire la nostra voce rispetto a quello che crediamo giusto al fine di avviare un processo democratico verso la direzione che raccoglie maggior consenso nazionale.

In queste settimane la lotta si è concentrata in particolare su tre fronti: il DDL Zan, il catcalling e la situazione migratoria.

Il DDL Zan è sulla bocca di tutti anche per via della campagna social #diamociunamano che sta coinvolgendo tanti personaggi dal mondo dello spettacolo che cercano di sensibilizzare le istituzioni sulla popolarità del decreto e la necessità di passare alla sua approvazione. Ha destato altrettanta attenzione il confronto a distanza tra l’influente cantante Fedez e il senatore Pillon sulla questione con un botta e risposta ripreso e ritwittato estremizzando una grande polarizzazione nell’opinione pubblica tra chi vuole infrangere i taboo legati all’omosessualità che perdurano nella cultura di massa e chi vorrebbe preservare la famiglia tradizionale.

C’è chi vede il DDL Zan come un eccesso di diritto che, con la sua attuazione, finirebbe per limitare la libertà di espressione degli altri senza nulla aggiungere alla tutela di cui già godrebbero gli interessati. Tra i maggiori sostenitori di questa tesi Giuseppe Cruciani che, non è un mistero, crede nel pieno della libertà di espressione verbale individuale.

Ha suscitato un grande dibattito anche la proposta di una nuova norma sanzionatoria contro il cosiddetto catcalling dopo la denuncia di Aurora Ramazzotti, figlia del noto cantante, che ha espresso il suo imbarazzo verso apprezzamenti pubblici molesti nei suoi confronti. Da qua nasce un ulteriore conflitto tra chi invoca ipotetiche limitazioni di libertà e chi il diritto a sentirsi sicuri in luogo pubblico. Ovviamente è tutta una questione di misura ma come possiamo fare in modo che questa misura venga rispettata? Serve una legge? Il dibattito è aperto così come anche le gabbie delle bestie da tastiera che non si sono fatti sfuggire l’occasione per attaccare in modo violento l’una o l’altra fazione.

Altro argomento caldo riguarda i diritti dei migranti. Il Papa oggi nella sua omelia domenicale ha utilizzato parole lapidarie: “è il momento della vergogna.” Il riferimento è al naufragio costato la vita a oltre 100 persone a largo della costa libica. Questo ci riporta a polemiche che avevamo quasi dimenticato come la gestione preventiva dei flussi migratori e lo Ius Soli. L’Italia deve farsi garante dei diritti dei migranti che vorrebbero sbarcare in Italia?  Ius Sanguinis o Ius Soli? Ma per questi diritti violati c’è chi combatte ogni giorno nelle tante ONG, in parlamento e nelle piazze italiane. Il dibattito è aperto e si riaccende ad ogni tragedia in mare o ad ogni reato imputabile ad un extra-comunitario.

Per alcuni queste lotte sono superflue, per altri addirittura dannose. Ogni lotta, se portata a termine, cambia la società e così la continua lotta fra chi vorrebbe preservare la situazione con chi la vorrebbe cambiare sarà sempre al centro di una società in continua evoluzione.   

La cosa bella che ci ha regalato il 25 aprile è di poter dialogare, commentare e, perché no, litigare in piazza e attraverso i media, di poter esprimere le nostre idee per quanto controverse o progressiste in un contesto protetto di legalità che ci tutela perfino dagli abusi del diritto di parola stesso.

Quello che festeggiamo oggi può essere sentito come lontano soprattutto dai più giovani. Le sofferenze dei genitori, nonni o bisnonni forse possono sembrare lontane da noi ma basta guardare fuori dall’Italia in alcuni paesi dove le lotte sociali vengono represse a volte anche nel sangue, dove le voci del progresso vengono soffocate e dove chi si oppone scompare per capire quanto sia importante questo 25 aprile. Viviamo in un paese con tanti problemi ma non dimentichiamoci del privilegio di non avere catene e celebriamo chi ce le ha tolte.

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