“ESSERE SEMPRE MENO IMPERMEABILI”: la sfida e l’augurio de L’Imprenditoriale per il 2022

È passato un anno dal mio primo editoriale su “L’Imprenditoriale”. Era il 20 dicembre 2020, quando siamo andati on-line e in questo breve intervallo di tempo sono successe molte cose vicine e lontane che la redazione della nostra giovane testata giornalistica, composta da tre talentuose ragazze e due talentuosi ragazzi, ha cercato di raccontare e di descrivere con la propria “penna” in maniera fedele a ciò che con i propri occhi ha saputo vedere.

Oggi a conclusione del 2021 e del primo anno della nostra attività desidero dapprima ringraziare proprio questi cinque giovani: Lisa che studia in Statale, Arianna studentessa in Bocconi, Valentina, Stefano ed Emanuele studenti all’Università degli Studi Milano Bicocca. Cinque giovani talenti che stanno percorrendo la propria strada formandosi e proiettandosi verso un futuro che tutti dobbiamo loro garantire.  

Tutti e cinque con fatica e talvolta con visioni anche diverse hanno lavorato insieme in questo anno, dando grande valore alla nostra iniziativa. Senza di loro “L’Imprenditoriale” oggi non sarebbe una realtà.

Lisa, Arianna, Valentina, Stefano e Emanuele sono un esempio di contaminazione e dimostrano come oggi, più che mai, il “fare insieme” sia la soluzione alla crescente complessità della società contemporanea. Una società che paga a livello sociale, economico e culturale l’accelerazione dei “cicli” che scandiscono lo scorrere del tempo e per effetto dei quali, spesso, rischiamo di diventare impermeabili. Impermeabili a ciò che ci circonda, alle persone che passano vicine e talvolta perfino impermeabili a noi stessi.

Essere impermeabili significa vedere, ascoltare, sentire, vivere tutto ciò che ci circonda senza però prestarvi troppa attenzione e senza riuscire a scendere in profondità, lasciando troppo spesso spazio all’indifferenza. Un’indifferenza non sempre ricercata e nemmeno consapevole, ma dettata dal rapido scorrere del tempo, dalla necessità di inseguire talvolta qualcosa di molto effimero anche solo per esibirlo agli altri nella grande vetrina dei social e dal confort che ci siamo costruiti e nel quale molto spesso tutti ci nascondiamo.

In questo editoriale molte possono essere le riflessioni su cui focalizzarsi ripercorrendo l’anno che sta per lasciarci, ma per non cadere nell’eccessiva retorica di fine anno ho deciso di concentrarmi su un solo tema: il tema del “ricordo”.

Il ricordo è qualcosa di intimo, di personale, che possiamo custodire senza bisogno di urlarlo o di mostrarlo agli altri. Il ricordo talvolta è consapevole tal altra inconsapevole.  Il ricordo si estende a persone a noi care, a persone con le quali ci siamo incontrati e anche scontrati, ma si estende anche a momenti brevi o lunghi della nostra vita, a eventi, a luoghi, a pensieri e ai nostri sentimenti. Nelson Mandela ha scritto che il ricordo “è il tessuto dell’identità”.

In questo momento particolare che stiamo attraversando credo che il ricordo sia quanto mai necessario non solo per costruire e conservare la nostra identità di uomini e donne contemporanei, ma anche per guardare al futuro con gli occhi di chi non vuole arretrare e non vuole ripetere gli errori del passato.

Il ricordo non contribuisce solo a dare forma all’identità di ognuno, ma rappresenta il legame nella dimensione temporale tra passato, presente e futuro. Il ricordo è parte della coscienza e del vissuto di ognuno ed è ciò che dovrebbe guidarci a fare le scelte che ogni giorno siamo chiamati a prendere.

La società contemporanea mostra troppo spesso a tutti i livelli di non ricordare: siamo tesi sempre verso il futuro, nella ricerca di nuove sfide e non ci voltiamo mai indietro.

Forse perché abbiamo paura di ricordare come se il ricordo volesse contribuire a dare un voto a ciò che è stato e/o a ciò che si è fatto. Invero il ricordo non assegna voti, non è una pagella delle nostre azioni o delle nostre omissioni, ma è solo un modo autentico per non dimenticare chi siamo, da dove siamo partiti e, soprattutto, che da soli siamo molto più vulnerabili. Il ricordo deve guidarci nel futuro delle nostre decisioni e delle nostre azioni proprio per non perdere il legame stretto tra passato, presente e futuro. In fin dei conti tutti noi siamo oggi passato e presente e in futuro tutti noi siamo destinati a diventare – lo spero – un ricordo.

L’invito per il proseguo della nostra avventura e a conclusione di un anno difficile è che tutti, anche per poco tempo in questi giorni di festività, si possa dedicare del tempo ai nostri ricordi nella consapevolezza che dedicare tempo ai ricordi significa dedicare tempo a noi stessi e agli altri e nella speranza di essere sempre meno impermeabili: come qualcuno ebbe modo di scrivere “Una delle più grandi malattie del nostro tempo è quella di essere nessuno per nessuno”. Auguro a tutti un 2022 migliore e ricco di autenticità.

Milano, 26 dicembre 2021

Alessandro Capocchi

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