Tornare sui banchi di scuola per conquistare il futuro

Quando penso ai giovani e a ciò che hanno vissuto in questo lungo anno mi viene in mente il film di Roberto Benigni “La Vita è Bella” nel quale si consuma un’altra tragedia e nel quale un padre fa di tutto per nascondere fino a perdere la propria vita la tragica evidenza al proprio figlio, salvandolo non solo dalla morte fisica, ma anche dalla morte del cuore.

L’editoriale di questa settimana voglio rivolgerlo a tutto il mondo della Scuola e soprattutto a tutti i ragazzi e le ragazze che domani lunedì 11 gennaio 2021 riprenderanno, grazie agli insegnanti e non solo, a frequentare le lezioni in presenza.

Il tema della scuola è stato, purtroppo per troppi anni, dimenticato e anche adesso, quando viene ricordato, lo si fa dandogli erroneamente un valore politico da cui spesso scaturiscono critiche e contrapposizioni.

A me piace oggi pensare alla scuola in una accezione positiva, valorizzando da un lato la comunità che compone l’intero sistema scolastico. Una comunità fatta di dirigenti, di insegnanti, educatori, personale amministrativo e tecnico che tra mille difficoltà e spesso con pochissime risorse e anche con non molti riconoscimenti dalla società civile, ogni mattina, realizzano un miracolo: il miracolo è la creazione della conoscenza, che avviene nelle aule dalle quali escono ancora oggi e nonostante tutto studenti eccellenti che nel tempo riescono a accreditarsi anche a livello internazionale. Dall’altro lato la scuola è un luogo non solo destinato all’apprendimento, ma anche alla crescita personale dei ragazzi e delle ragazze.

Purtroppo se l’emergenza Covid19 ha consentito con l’utilizzo delle nuove tecnologie di salvaguardare o mitigare il tema dell’apprendimento con la didattica a distanza la stessa emergenza nulla ha permesso di fare per la tutela della socialità che nelle scuole assume un tratto essenziale e che molto fa per la crescita e lo sviluppo dei nostri giovani.

La chiusura della scuola ha impedito loro la possibilità di condividere con i propri amici e amiche il dramma che si è consumato con l’emergenza Covid19. Dramma che loro hanno vissuto e che in loro ha sicuramente generato paure, insicurezze e fragilità. La chiusura della scuola li ha costretti a stare a casa, presumibilmente ad ascoltare alla televisione e alla radio i numeri della tragedia, a vedere persone conosciute ammalarsi e forse alcune anche a non farcela. Le paure, le insicurezze e le fragilità che sono nate nei loro cuori vi rimarranno per molto tempo e presumibilmente produrranno effetti nel lungo periodo e non nel breve.

Da qui la domanda: chi si è preso l’onere di parlare con loro? Di spiegare loro cosa sta succedendo? Di aiutarli a capire e a interpretare l’emergenza epocale che stiamo vivendo? Di tranquillizzarli e di dare loro la speranza che per loro un futuro c’è?

Lo avranno fatto le famiglie. Ma siamo sicuri che tutte le famiglie abbiano gli strumenti per poterlo fare? Siamo sicuri che i genitori anche loro spaventati e molti colpiti dal Covid19 siano riusciti a parlare con i propri figli per rassicurarli e per aiutarli a superare il trauma di questo lunghissimo anno?

Quando penso ai giovani e a ciò che hanno vissuto in questo lungo anno mi viene in mente il film di Roberto Benigni “La Vita è Bella” nel quale si consuma un’altra tragedia e nel quale un padre fa di tutto per nascondere fino a perdere la propria vita la tragica evidenza al proprio figlio, salvandolo non solo dalla morte fisica, ma anche dalla morte del cuore.

Allora la domanda è perché non abbiamo compreso che la scuola non è solo il luogo dedicato all’istruzione, all’apprendimento, ma è soprattutto il luogo dove i ragazzi e le ragazze hanno la possibilità di esprimersi tra pari e con la guida dei propri maestri? La scuola è una dimensione vitale per un giovane e privarlo della scuola è come privare un essere umano dell’ossigeno. Noi invece cosa abbiamo fatto? abbiamo pensato alla scuola solo come momento di apprendimento e con fierezza abbiamo convertito e trasformato la didattica in aula in una didattica a distanza. Non dico sia poco e non voglio nemmeno apparire non entusiasta delle molteplici opportunità che oggi arrivano dalla tecnologia. Voglio però dire che ora è giunto il momento di dire stop. Non possiamo continuare ad ignorare l’impatto che l’isolamento produce sui nostri giovani. I nostri giovani devono poter tornare a scuola. Lo devono poter fare in condizioni di sicurezza per loro, per gli insegnanti e per le famiglie. Non possiamo continuare ad alimentare una perdita ed una frattura il cui valore è socialmente e economicamente inestimabile.

Desidero rivolgermi a tutti i ragazzi e le ragazze che domani mattina rientreranno nelle proprie aule affinché possano guardare quei luoghi, che spesso non mutano negli anni, come il ponte che li guiderà verso un futuro certo, che loro dovranno conquistare. Nella conquista del futuro ci sarà spazio anche per ricordare il 2020 e l’inizio del 2021 e non considerare questo anno come qualcosa di perso, ma piuttosto come un primo passo verso la conquista.

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